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Campo di Martorano, Ciac: “Non rispettati i diritti delle persone, serve un tavolo per costruire un’alternativa ai container”

“Chiediamo che si convochi immediatamente un tavolo tecnico e politico che costruisca a partire dagli enti locali una soluzione diversa che rispetti i diritti di chi emigra e permetta una vera accoglienza a chi fugge dalle guerre”. 

Comunicati stampa

“Costruire l’alternativa ai campi, creando soluzioni di integrazione vera”. È questo il messaggio lanciato da Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione di Parma) riguardo al ‘centro temporaneo’ di Martorano. “Chiediamo che si convochi immediatamente un tavolo tecnico e politico che costruisca a partire dagli enti locali una soluzione diversa che rispetti i diritti di chi emigra e permetta una vera accoglienza a chi fugge dalle guerre”. 

L’associazione parmigiana è attiva nel campo di Martorano non nella sua organizzazione ma “come ente di tutela che si sente chiamato in modo volontario e non pagato a dare assistenza legale, sanitaria e di formazione alle persone che oggi si trovano in un luogo che non risponde agli standard minimi di accoglienza europei”. Stando ai dati di Ciac in questo momento le persone presenti tra Martorano e Cornocchio sono circa 130 tra cui 36 minori di cui 26 minori non accompagnati e 10 facenti parte di nuclei famigliari. “In queste settimane – sottolinea Michele Rossi, direttore di Ciac – sono intervenuti nelle strutture 18 operatori con presenza 3 volte a settimane nei campi, permettendo di fornire servizi che non sono garantiti in quei luoghi come l’assistenza legale, sanitaria e l’insegnamento della lingua italiana. Abbiamo fatto 190 identificazioni e oltre 120 domande di asilo, procedure minime che dovrebbero essere garantite ma non possibili senza il nostro intervento”. 



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L’obiettivo è quello di permettere alle persone di uscire da quelle situazioni. “Fare questi campi è una volontà politica del Governo – commenta il presidente di Ciac Emilio Rossi –   si vogliono creare luoghi di marginalità, in cui le persone non hanno diritti e sono costretti a vivere in una bolla da cui è impossibile uscire. Si giustificano queste soluzioni per una paventata ‘emergenza’ che in realtà non esiste. Basti pensare alla crisi Ucraina: in pochi mesi sono arrivate in Italia oltre 240mila profughi a cui è stata data la possibilità di lasciare il proprio paese regolarmente e di potersi integrare, senza che nessuno gridasse all’emergenza. Nel 2023 sono arrivate in Italia circa la metà dei migranti e li stiamo gestendo come se fosse una cosa straordinaria”. 

Secondo Ciac le alternative esistono e devono essere attuate anche a Parma. “Al di là della buona volontà di chi sta seguendo oggi Martorano – spiegano dalla sede di via Cavestro - non possiamo pensare che la soluzione sia quella dei container, della segregazione e della mancanza di diritti. In Veneto c’è un esempio che potrebbe essere portato anche da noi. Ventotto sindaci del territorio vicentino (con capofila il Comune di Sant’Orso) hanno deciso di dire di no ai campi e di chiedere un accordo con la Prefettura per creare delle alternative. Ogni Comune si è reso disponibile per accogliere 3 migranti per ogni mille abitanti e, in questo modo, è stato possibile creare un sistema diverso”. 
Per questo l’invito dell’ente parmigiano è rivolto a tutti gli enti coinvolti. “Non arrendiamoci a queste soluzioni – conclude Emilio Rossi – che ricordano quelle di 80 anni fa, chiediamo la convocazione di un tavolo di lavoro a tutti le realtà interessate, in cui costruire dal basso un altro modo di fare accoglienza, noi siamo disponibili”. 


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