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Revenge porn, quando le notizie sono altre

Titolo dei giornali: "Maestra d'asilo licenziata per un video hard." Peccato che la notizia sia un'altra. Il licenziamento è avvenuto nel 2018, due anni fa.

Buongiorno a tutti,
Ieri leggevo gli articoli riportati dalle varie testate riguardanti la storia della maestra licenziata perché aveva mandato al proprio fidanzato immagini spinte. Il quale le ha condivise con i colleghi calciatori; la moglie di uno di questi le intercetta e la riconosce e che fa? Lo segnala alla direttrice della scuola che decide di licenziarla.


Titolo dei giornali: "Maestra d'asilo licenziata per un video hard." Peccato che la notizia sia un'altra. Il licenziamento è avvenuto nel 2018, due anni fa. La notizia di oggi è che la giustizia si è mossa e che l'ex fidanzato dovrà scontare un anno di servizi sociali, mentre la direttrice e la madre che l'ha denunciata affronteranno il processo e una richiesta di risarcimento da parte della vittima. 
La notizia, insomma, è che una donna ha deciso di far valere i propri diritti, si è ribellata, ha denunciato e adesso ottiene giustizia. 
Forse non abbastanza, non ne ho idea, ma perché non mettere questo nei titoli? Perché insistere sul video (che non era hard, era intimo), perché riproporre di nuovo la donna come vittima indifesa? Certo, leggere che il revenge porn, che viaggia nei cellulari in modo talmente rapido e insospettabile che nessuno si scandalizza più, a meno che non riconosca un volto in quelle immagini, è punibile per legge e che la legge non perdona e si rischia grosso attirerebbe meno clic. Eppure è questo di cui dobbiamo parlare oggi. È questa la notizia che incoraggerà altre donne ad andare a denunciare chi diffonde i loro video. 

Il racconto della notizia così come è stato dato in questi giorni, con il processo e il risarcimento spinti in fondo all'articolo, è più pericoloso di quanto possa sembrare, perché rafforza l'immaginario di una donna che non ha gli strumenti per difendersi, che può solo stare attenta a quello che fa, a quello che fotografa e a quello che manda in giro. Siamo tutti qui a parlare di questo. È come se davanti alla notizia di una condanna per stupro stessimo a discutere della lunghezza della gonna della vittima.


La notizia è che i colpevoli di revenge porn sono stati puniti dalla giustizia. Parliamo di questo e parliamo di loro. È una bella notizia, che, se raccontata nel modo giusto, può fare davvero qualcosa contro il revenge porn: incoraggiare a denunciare e dire a chiare lettere che la diffusione di quelle immagini non è solo indegna e vile, è un reato perseguibile per legge che può costarti molto caro.

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