Il Comune approva: verrà offerta protezione a chi difende i diritti umani nel mondo. Trento sarà il primo comune in grado di offrire protezione temporanea alle persone che difendono i diritti umani nel mondo. Una ”casa” per chi si batte per gli altri e che, per ragioni di varia natura, è costretto ad andarsene dal suo Paese per un po’ di tempo

Trento è la prima città rifugio d’Italia, il primo comune che offrirà protezione temporanea alle persone che difendono i diritti umani nel mondo in maniera strutturale. La decisione è stata presa ieri sera in consiglio comunale. La mozione, che vede come prima firmataria la consigliera del Pd Roberta Zalla,è stata discussa e approvata con 22 voti favorevoli e 3 astenuti. Cosa vuol dire? Vuol dire che Trento sarà il primo comune in grado di offrire protezione temporanea alle persone che difendono i diritti umani nel mondo. Una ”casa” per chi si batte per gli altri e che, per ragioni di varia natura, è costretto ad andarsene dal suo Paese per un po’ di tempo (il periodo di rest and respite dura dai 3 ai 9 mesi).

Stiamo parlando di quelle donne e quegli uomini che agiscono pacificamente per la promozione e la protezione di questi diritti. “E’ un difensore – si legge nella mozione – chi si oppone a dittature e regimi oppressivi, chi si batte per la libertà di espressione, chi lotta contro la discriminazione e le ingiustizie, chi documenta abusi dei diritti umani e chi difende l’ambiente e la terra dalle attività di imprese estrattive o dalla costruzione di grandi infrastrutture principalmente in paesi dell’America Latina quali Colombia, Brasile, Messicocome testimoniato dagli ultimi rapporti di Amnesty International e FrontLine Defenders. Le difensore e i difensori dei diritti umani sono il volto visibile di movimenti, organizzazioni, comunità, popoli che rivendicano il proprio diritto a esistere, a mobilitarsi, a difendere la propria dignità e per questo sono spesso in pericolo. Subiscono minacce, attacchi fisici, intimidazione, campagne di diffamazione, montaggi giudiziali, arresti arbitrari, e alcune volte il loro impegno a difesa dei diritti umani comporta perdere la vita“.

Nonostante gli impegni presi dalla comunità internazionale, infatti, il numero di omicidi di queste persone cresce di anno in anno. Si calcola che nel 2017 siano stati uccisi oltre 300 tra difensore e difensori dei diritti umani. A tal riguardo, particolarmente vulnerabili, risultano essere le cosiddette Women Human Rights Defenders, donne attiviste minacciate, e le loro famiglie. In Colombia, dove ci sono molte uccisioni di attiviste e attivisti, pochi mesi fa è stata uccisa Emylsen Manyoma, una giovane donna che si batteva per i diritti della sua gente nelle periferie della sua città. Marielle Franco, invece era una politica, sociologa e attivista brasiliana. Era consigliera comunale a Rio de Janeiro, quando è stata assassinata la sera del 14 marzo 2018. Ha presieduto il Comitato delle donne del Consiglio comunale ed è stata impegnata nella difesa dei diritti umani, in particolare della condizione femminile.

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