L’articolo di Chiara Cacciani su La Gazzetta di Parma commenta non tanto il tragico evento di San Leonardo ma le reazioni della comunità di Parma. Che sul web si è scatenata con commenti razzisti.

Ma per reazione ieri sera c’erano anche tante persone a portare affetto e solidarietà a una famiglia distrutta dal dolore. Tanto sgomento, poche parole, occhi rossi e un interrogativo che rimane. Ma anche il desiderio di stringersi tutti come comunità – anche quando c’è così tanto dolore, proprio quando c’è così tanto dolore – e di riconoscere la comune umanità. Il modo migliore per rispondere con gli sguardi, i corpi presenti, gli abbracci silenziosi alla disumanità che circola nel web. E purtroppo non solo lì.

San Leonardo e il web, dal razzismo più becero alla solidarietà

«Finché si ammazzano tra di loro..». «Ecco i nuovi parmigiani». «A San Leonardo mai successo niente di simile fino a quando non sono arrivati i neri». «Avete voluto Pizzarotti?».
Buonanotte, web. Buongiorno, web. Il passare delle ore, il farsi sempre più accurato della cronaca che arrivava dal condominio della doppia tragedia, le immagini strazianti del dolore di chi resta, non hanno cambiato la valanga di commenti di questo tenore arrivata al nostro sito e alla nostra pagina Facebook. Rimossi, ovviamente. Ma comunque inviati, digitati da persone reali anche se ti fanno strabuzzare gli occhi.
E’ paradossale che in un luogo quale internet, in cui nulla va perduto e tutto è conservato, la memoria di troppi diventi improvvisamente e strumentalmente corta, cortissima, dimenticando quanto spesso raccontiamo i drammi che si compiono tra le nostre mura domestiche. Storie che ci restituiscono – nella stragrande maggioranza dei casi – nomi che sappiamo bene pronunciare e luoghi che non abbiamo paura a percorrere o ad abitare, titoli di studio e professioni varie, giovinezza e anzianità, agio e difficoltà quotidiana. E’ una geografia di città falsata, quella delineata da chi di fronte alla violenza e alla morte (democraticissime: non conoscono distinzioni) gioca la carta becera del razzismo. E nega l’evidenza dei numeri e l’essenza delle vite perdute. Da Silvia a Arianna, da Elisa a Maria Virginia. E dei loro carnefici, pure.

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