Diffusa a tutti i progetti SPRAR di Italia la scheda che presenta il protocollo d’intesa “Interventi finalizzati all’emersione di potenziali vittime di tratta e di grave sfruttamento all’interno dei richiedenti protezione internazionale” come buona prassi del mese.
“Un modello che vede come protagonisti lo SPRAR di Parma e importanti attori del territorio che insieme hanno strutturato e condiviso procedure finalizzate all’emersione, presa in carico e accoglienza di potenziali vittime di tratta per sfruttamento sessuale in una logica di collaborazione e integrazione.
La realtà delle vittime di tratta ha sicuramente avuto un forte incremento, in termini numerici e di criticità da affrontare, a partire dal 2011. Investiti dalla complessità della presa in carico gli SPRAR, senza adeguati strumenti e competenze, rischiano di diventare conniventi di un intero sistema di sfruttamento di donne (la dimensione maschile rimane ancora molto sommersa, così come le sfere di sfruttamento diverse da quello sessuale), sempre più giovani e sempre più fragili.
Il lavoro svolto a Parma è stato orientato a coinvolgere tutti gli attori, istituzionali o meno, presenti sul territorio che a vario titolo entrano in contatto con le potenziali vittime di tratta, proponendo una risposta integrata.
Tale sistema è stato formalizzato l’8 giugno 2016 con la sottoscrizione da parte della Prefettura, del Comune, della Questura di Parma, di CIAC Onlus e di soggetti del Terzo Settore gestori dei CAS, del protocollo d’intesa “Interventi finalizzati all’emersione di potenziali vittime di tratta e di grave sfruttamento all’interno dei richiedenti protezione internazionale”.
L’ufficializzazione del lavoro di rete ha permesso l’istituzione di un tavolo di coordinamento per la gestione dei flussi degli arrivi sul territorio con l’obiettivo di mantenere un confronto costante sulle problematiche emergenti e assicurando un’accoglienza protetta, lontana dalle logiche dell’emergenza e di percorsi standardizzati. Al momento il protocollo è in fase di rinnovo e di ampliamento dei soggetti coinvolti nella rete focalizzando le attività anche su altre tipologie di sfruttamento.
La replicabilità e la sostenibilità, nonché la possibile trasferibilità in contesti diversi da quello della tratta ai fini dello sfruttamento sessuale, permette a questo modello di essere strumento utile al lavoro con le vulnerabilità valorizzando, inoltre, le relazioni di cooperazione e reciprocità fra i soggetti coinvolti e le relazioni di fiducia tra le persone.”