Il progetto

Vivere insieme, aprire le porte della propria casa e condividere la vita quotidiana e le proprie reti sociali.Un’opportunità di convivenza e scambio interculturale tra famiglie italiane e rifugiati di ogni provenienza.Uno stimolo a cambiare prospettiva, a conoscere il mondo che bussa alle nostre porte, a costruire tutti insieme una vera civiltà dell’accoglienza.

“Rifugiati in famiglia” nasce come sperimentazione nazionale all’inizio del 2015 nell’ambito del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) e più precisamente in continuità con il progetto “Terra d’asilo“, che ha per capofila il Comune di Fidenza, e il progetto “Una città per l’asilo“, che ha per capofila il Comune di Parma. Dopo due anni, più di 20 rifugiati hanno già completato il loro percorso all’interno di famiglie, co-housing e gruppi comunitari. Una nuova comunità interculturale ha cominciato a prendere forma.

 

Chi sono i rifugiati accolti

Sono quasi 200 i richiedenti asilo e i titolari di protezione inseriti nei progetti SPRAR gestiti da CIAC onlus in tutto il territorio della Provincia di Parma. Sono persone fuggite da guerre e persecuzioni, che cercano protezione in Italia dopo difficili esperienze migratorie e pre-migratorie. Nei progetti SPRAR ricevono supporto legale, accoglienza, corsi di italiano, orientamento per l’integrazione.

Ma spesso non basta. Allo scadere del progetto può mancare ancora un tassello per riuscire a camminare con le proprie gambe. Un’accoglienza in famiglia può fare la differenza.

 

Chi può accogliere

Qualsiasi famiglia, comunità o gruppo di conviventi – residente a Parma o provincia – può proporsi per vivere questa esperienza. Un nucleo famigliare, comunque sia composto, può mettere a disposizione il proprio spazio domestico per accogliere un rifugiato. Non solo un tetto e beni materiali, ma soprattutto una rete di supporto e relazioni per proseguire il cammino verso l’integrazione.
Per vivere un’esperienza di solidarietà e condivisione, con l’opportunità di confronto sull’esperienza in atto con altre famiglie, potendo contare su un supporto tecnico-relazionale costante.

Cosa prevede il progetto

  • Accoglienza in casa per un periodo di 6 mesi
  • Rimborso mensile alle famiglie
  • Continuo supporto e momenti dedicati di verifica da parte di specialisti dell’asilo e della psicologia famigliare
  • Un operatore di progetto (psicologo) dedicato a supportare le dinamiche e le pratiche concrete di accoglienza
  • In caso di difficoltà nell’accoglienza, garanzia per il rifugiato di rientrare nel progetto SPRAR
  • Momenti di formazione, confronto e socializzazione comunitari

 

Dicono di Rifugiati in famiglia 

Arianna, 44 anni, madre di 4 figli, ricercatrice: “Volevamo essere concreti rispetto al nostro desiderio di essere solidali ma avevamo anche bisogno di un progetto tutelato e protetto come questo di Parma. I nostri bambini adorano Ibrahim e lui è per loro un’esperienza di vita incredibile. Così l’immigrazione non spaventa.”

Giorgio, 86 anni, padre di 5 figli e nonno di 9 nipoti, professore di filosofia in pensione: “Ci confrontiamo spesso sulle nostre religioni e sui fatti di attualità. Considero questo giovane una sorta di nipote, seppur provvisorio. Ho piena fiducia in lui, il mio unico pensiero è che finisca gli studi e trovi un lavoro. Senza non c’è vera integrazione.”

Mursal, 26 anni, rifugiato somalo, ospite di Giorgio: “È stato qualcosa di speciale, arrivare qua e vivere con una famiglia italiana. Quando vivevamo in un centro di accoglienza, andavamo a scuola per imparare la lingua, però non la praticavamo. Parlare con la famiglia, parlare con i ragazzi che vivono qui, è un’altra cosa. Quando torno dal lavoro, arrivo a casa e trovo la cena e qualcuno che mi aspetta. In questo momento mi sento molto felice. Era qualcosa che non mi aspettavo e però l’ho trovata.”

Marino, 77 anni, padre di due figli, dirigente scolastico in pensione: “In questi mesi per me è molto interessante vedere le reazioni della gente: vivendo in una società egoista è difficile immaginare che qualcuno lo faccia per umanità. “Vi pagano bene?”, ci chiedono. “Come no…”.

Luca, 30 anni, figlio di Marino: “Non possiamo salvare il mondo ma nel nostro piccolo possiamo aiutare qualcuno a inserirsi nella nostra società.”

Comunità parrocchiale del Corpus Domini, “Quando Feven è arrivata il bambino aveva sei mesi. Abbiamo trascorso qualche ora insieme nella quotidianità, poi sono venuti con noi al campo parrocchiale in montagna ed è stato molto bello poter vivere insieme da mattina a sera. Ora c’è chi passa a fare due chiacchiere, a giocare con i bambini, ad aiutare nei compiti o con l’italiano.”

Feven, 35 anni, madre di 2 figli, rifugiata eritrea, ospite della comunità parrocchiale del Corpus Domini: “Siamo in una grande famiglia: io ora vivo libera e loro mi aiutano moltissimo. Vengono a tenermi i bambini quando ho bisogno, e a volte restano a mangiare con me.”

(v. la rassegna stampa per gli articoli e i video da cui sono tratte queste citazioni)

 

Come partecipare

L’accoglienza è un gesto generoso e di grande apertura, ma non può essere improvvisata. Se siete interessati, o anche solo incuriositi dal progetto, compilate questo breve form on line e verrete subito ricontattati senza impegno dagli operatori di CIAC.

Se dopo un primo colloquio conoscitivo, confermerete la vostra disponibilità a partecipare al progetto, si aprirà un percorso di approfondimento che avverrà in parallelo all’individuazione del rifugiato o della rifugiata che potrà vivere con voi.

La propria disponibilità può essere offerta in qualunque momento, non c’è una scadenza o un bando a termine.

 

FAQ

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Rassegna stampa e materiali multimediali

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