Tante storie, un solo crimine. Dalle camere a gas all’Argentina sotto la dittatura militare e al Messico odierno dei 43 di Ayotzinapa, fino ai migranti che annegano oggi nel Mediterraneo. Genocidio e desaparición tornano d’attualità oggi nell’Europa opulenta del nuovo millennio: non è retorica, ma una modalità «tecnica» gestita nel cono d’ombra del sistema mediatico.

Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, il testo della prolusione tenuta ieri da Enrico Calamai all’Università di Milano (titolo originale, Genocidio e desaparición: politiche eliminazioniste ieri e oggi) in occasione del conferimento della laurea honoris causa a Estela Carlotto, Yolanda Morán Isais e Vera Vigevani Jarach, madri di desaparecidos che con la loro lotta testimoniano una delle forme più atroci di violazione dei diritti umani del nostro tempo. Calamai è stato Console d’Italia a Buenos Aires negli anni ’70. Durante la dittatura militare ha salvato centinaia di persone che rischiavano di scomparire nel nulla. Tra i suoi libri ricordiamo Niente asilo politico. Recentemente ha fondato il Comitato verità e giustizia per i nuovi desaparecidos del Mediterraneo.

Si dice che nei primi mesi della II guerra mondiale, nell’apprendere dai servizi d’informazione inglesi della Soluzione Finale avviata dai nazisti, Churchill abbia esclamato: It’s a crime without a name, è un crimine senza nome. Bisognerà in effetti attendere fino al 1944, perché si arrivi alla formulazione del termine genocidio da parte di Raphael Lemkin, un giurista polacco esiliato negli Stati uniti, che aveva a lungo studiato il massacro degli armeni. Con tale parola si intende l’eliminazione, o la tentata eliminazione, della totalità dei membri di una collettività umana, donne vecchi e bambini compresi, per l’unica colpa di appartenere al gruppo preso di mira, indipendentemente dal loro operato.

Ovviamente il fenomeno esisteva fin dall’antichità, ma renderlo verbalizzabile rappresenta un significativo passo avanti nel tentativo di metterlo al bando dalla comunità internazionale. In effetti, nel 1948 seguirà la Convenzione Onu contro il Genocidio, che lo condanna come crimine internazionale, sia pure con la specificazione, estremamente limitante, della sua applicabilità esclusivamente a 4 gruppi sociali: nazionale, etnico, razziale o religioso. Era intenzione del blocco occidentale includere tra le categorie anche i gruppi politici, ma non fu possibile per l’opposizione da parte dell’Unione Sovietica. E sarà proprio tale esclusione a ostacolare l’applicazione della fattispecie a quanto accaduto in Argentina, che rientrerebbe piuttosto nella categoria del politicidio