Un cittadino spaventato dall’arrivo dei migranti, l’incontro con loro, la nascita di una relazione di amicizia e collaborazione e, alla fine, il dispiacere perché tutto si interrompe a causa di una legge ingiusta. Tutto succede a Colorno, in provincia di Parma, dove il Gus (Gruppo umana solidarietà), nei mesi scorsi, ha aperto un Centro di accoglienza per migranti nei pressi di un bar e vicino ad altre case. Ospita 5 ragazzi arrivati dal Gambia. Spinto dalla propaganda e dagli slogan di chi governa questo paese il gestore del locale è spaventato: non è che questi mi creano dei problemi? Cosa vengono a fare? Come faremo?

Gli hanno raccontato che sono tutti ladri, stupratori, creano solo problemi. Ma basta poco per fargli cambiare idea: un incontro, una gestione sensata della situazione e ne nasce una bella amicizia e un rapporto di rispetto reciproco. I ragazzi fanno la loro vita tra corsi di italiano e periodi di formazione, quando possono aiutano a fare qualche lavoretto. Il barista che prima era dubbioso ora diventa accogliente e aperto nei loro confronti.

La storia andrebbe avanti in serenità se non che ci pensa il Governo a distruggere questa storia di integrazione. Il cosiddetto Decreto Salvini cambia le regole per l’accoglienza dei cittadini migranti: taglio i finanziamenti ma soprattutto vengono eliminati alcuni servizi fondamentali. Il Gus, a marzo, è costretto a chiudere il Centro di Colorno. I migranti vengono forzatamente spostati in altre strutture e il rapporto costruito nel tempo che poteva dare buoni frutti, viene tranciato di netto.
Ora è il barista a rimanerci male: è dispiaciuto per i ragazzi, i suoi ragazzi. La paura iniziali, si era trasformata in amicizia per poi diventare rammarico per la sua chiusura.
Ci tenevamo molto a raccontare questa storia. Volevamo far capire che basta conoscersi, confrontarsi, guardarsi negli occhi per superare gli stupidi slogan triti e ritriti. Un incontro vale più di mille parole. Una stretta di mano supera la paura.

Abbiamo deciso di provare a far emergere quanto stava succedendo a Colorno cercando la collaborazione della stampa locale. Ci abbiamo messo un po’ di tempo, ma alla fine siamo riusciti a far pubblicare un buon pezzo della Gazzetta di Parma.

Siamo convinti che di queste storie ne esistano tante, ed è proprio per questo che nel nostro lavoro insistiamo tanto sull’accoglienza integrata e diffusa. Quella che permette di far conoscere le persone direttamente, facendole incontrare nei normali luoghi di vita, come essere umani. Perché questo siamo: esseri umani.