Il decreto immigrazione approvato dal Governo e ora alla discussione in parlamento, prevede uno svuotamento progressivo dello SPRAR, il sistema di protezione pubblico per richiedenti asilo e rifugiati che lo stesso Ministro Salvini in una relazione ufficiale del 14 agosto aveva definito “un ponte necessario all’inclusione”. Nello SPRAR – che cambia nome e natura – potranno entrare solamente i titolari di protezione internazionale (status di rifugiato e protezione sussidiaria) e i minori stranieri non accompagnatiEsclusi i richiedenti asilo, che troveranno invece accoglienza con servizi assistenziali minimi all’interno dei Centri di accoglienza straordinari, d’ora in poi elevati a strumento “ordinario”.

Esclusi i titolari di protezione umanitaria, in “via di estinzione” secondo la lettera del decreto. Esclusi i titolari di protezione speciale, la nuova categoria nella quale rientreranno vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, chi ha bisogno di cure mediche perché si trova in uno stato di salute gravemente compromesso o chi proviene da un paese che si trova in una situazione di “contingente ed eccezionale calamità”. Un sistema quindi a esaurimento, sia perché una volta che i richiedenti asilo e gli umanitari già presenti finiranno il loro progetto non saranno sostituiti da nuovi ingressi della stessa tipologia, sia perché si esaurisce l’esperienza del sistema unico di accoglienza integrata e diffusa attraverso tutte le fasi della procedura: dalla presentazione della domanda di protezione fino al compimento del percorso di integrazione e cittadinanza.