L’accoglienza integrata e diffusa come vettore di autonomia e integrazione

CIAC promuove l’approccio dell’accoglienza integrata e diffusa. Ciò significa predisporre una filiera territoriale di servizi che da una rete capillare di sportelli presenti in più di 20 Comuni, passa per la Pronta accoglienza, per poi svilupparsi nei due progetti SPRAR che gestiamo nella Provincia di Parma, insieme a una rete di altri soggetti etici del terzo settore.

I percorsi delle persone possono così evolversi in funzione dei loro bisogni e delle diverse fasi, anche giuridiche, che attraversano. Lo stesso Piano nazionale d’integrazione, pubblicato lo scorso settembre 2017, sottolinea che “la fase dell’accoglienza rappresenta un’opportunità fondamentale per ricevere il supporto necessario a iniziare un percorso d’inclusione nella società italiana. Per tale ragione utilizzare nel migliore dei modi il periodo di accoglienza, prevedendo che alcune attività di supporto all’integrazione siano offerte fin da subito anche ai richiedenti oltre che ai beneficiari di protezione internazionale, risulta una scelta strategica indispensabile per qualsiasi politica d’integrazione.”

Secondo questa logica quindi gli accolti in SPRAR riescono a beneficiare di un percorso incrementale che, tenendo conto delle loro competenze ed aspirazioni, favorisce la loro piena cittadinanza, e quindi anche il delicato passaggio dall’accoglienza istituzionale in SPRAR all’autonomia. In particolare dopo il riconoscimento della protezione, i rifugiati permangono nello SPRAR per un tempo di 6 mesi (eventualmente prorogabili), ed è proprio in questo periodo che i servizi rivolti all’autonomia sociale, abitativa e lavorativa si intensificano.

In questo senso i fondi dello SPRAR, insieme ad altri fondi reperiti direttamente da CIAC, vengono valorizzati potenziando i servizi territoriali, di modo che i rifugiati – una volta usciti dall’accoglienza – non si ritrovino in una situazione di completo abbandono: non per protrarre indeterminatamente l’assistenza, ma perché eventuali fragilità sociali ed economiche che sopraggiungano in momenti successivi (come può avvenire nella biografia di chiunque) non costringano le persone a una spirale di marginalità e abbandono.

La regia territoriale: l’equipe integrazione

Il luogo interistituzionale in cui CIAC programma, insieme agli altri attori territoriali competenti, l’uscita in autonomia dei beneficiari è l’equipe per l’integrazione. Questa equipe rappresenta uno dei luoghi di coordinamento territoriale ed è la sede per la programmazione dei percorsi di integrazione territoriale post-SPRAR; si configura come un luogo inter-istituzionale, pubblico, composto dai referenti distrettuali e da operatori delle aree di lavoro CIAC con l’obiettivo di  programmare ed implementare il raccordo tra servizi di accoglienza e servizi territoriali in una ottica non assistenziale (come si legge nel Protocollo di attuazione dei progetti SPRAR Terra d’asilo: la filiera dei servizi di accoglienza diffusa, integrata e emancipante, dai presidi territoriali “Immigrazione Asilo e Cittadinanza” ai servizi per l’Integrazione, approvato nell’ambito dei Piani di zona del Distretto di Fidenza 2018-2020).

Il complesso lavoro di raccordo tra l’equipe SPRAR (nelle sue diverse aree legale, socio-sanitaria, case e convivenze, formazione-lavoro) e l’equipe integrazione ha permesso di sviluppare un metodo di lavoro efficace, trasparente e monitorabile, che mette al centro la soggettività dei rifugiati. Più di 70 beneficiari SPRAR hanno compilato il loro Piano individualizzato di integrazione territoriale (PIIT) da presentare all’equipe integrazione, facendo risultare non solo le loro esigenze proiettate in un futuro prossimo, ma anche le loro risorse: materiali, relazionali e in termini di competenze acquisite. Questa focalizzazione sulla soggettività permette di passare da un approccio assistenziale a un paradigma partecipativo e negoziale, in cui i rifugiati sono a tutti gli effetti attori protagonisti dei loro percorsi di integrazione, insieme a enti locali e del terzo settore (nell’ambito dello SPRAR) e alle comunità locali con cui sviluppano legami interculturali significativi, dando piena realizzazione al modello di accoglienza “integrata e diffusa”.

Processi di integrazione: strumenti e risultati

Se guardiamo ai principali aspetti dell’integrazione, come modellizzati da Ager e Strang (2008), CIAC considera assolutamente centrali quegli elementi fondanti (foundations) che contemplano l’accesso ai diritti e le pratiche di cittadinanza nel loro complesso, così come i fattori facilitanti (facilitators) che attengono alla promozione del processo di integrazione attraverso le conoscenze linguistiche e culturali, la percezione di sicurezza e di stabilità all’interno della comunità.

Lavorando sin dall’inizio – e non viceversa su questi aspetti – si raggiungono risultati migliori anche sugli altri due livelli che riguardano le reti e i legami sociali (social connections), nella loro diversa natura di legami forti e legami deboli, e quelli che vengono più classicamente guardati come indicatori del processo di integrazione (markers and means), ovvero il lavoro, l’alloggio, la formazione e la salute.

Riportiamo brevemente alcuni dei risultati raggiunti in questi diversi domini.

Formazione e lavoro

Negli ultimi 12 mesi sono stati ben 109 i beneficiari SPRAR che sono entrati nel mondo lavoro.

Si sottolinea in particolare che, a fianco di 75 tirocini formativi avviati in diversi settori aziendali (alimentare e ristorazione, commercio, metalmeccanica, logistica ecc) e diverse tipologie di soggetti economici (dalle multinazionali alle cooperative sociali), sono stati firmati 32 contratti a tempo determinato. Questi importanti risultati in termini di stabilizzazione dei percorsi lavorativi dei rifugiati dipendono anche dall’approccio adottato dall’area formazione e lavoro di CIAC che ha sviluppato competenze e strumenti sempre più capaci di rispondere sia alle trasformazioni del mercato del lavoro, sia alla diversificazione delle tipologie di migranti che entrano nei progetti, introducendo una rinnovata attenzione alla tutela dallo sfruttamento lavorativo.

Tipologia Aziende Appr. TD Apl TD Chiamata Tirocini Totale
Multinazionale settore alimentare     7   1 8
Multinazionale settore commercio 1   6   7 14
Cooperativa sociali sanità   1     1 2
Azienda alimentare   1 1   5 7
Ristorazione     5 1 14 20
Pulizie   1     4 5
Commercio     5   11 16
Metalmeccanica media dimensione     2   11 13
Raccolta differenziata     3   9 12
Logistica e Trasporti         2 2
Aziende agricole         10 10
Totale 1 3 29 1 75 109
  Legenda  
Appr Apprendistato  
TD Apl Contratto a tempo determinato attraverso agenzia  
TD Contratto a tempo determinato  

Particolarmente efficaci si sono rivelati la riorganizzazione del laboratorio linguistico in raccordo con il CPIA (cui partecipano complessivamente circa 200 richiedenti asilo e rifugiati) e l’articolazione di una diversificata gamma di laboratori sulle competenze trasversali, promossi direttamente da CIAC, attraverso operatori specializzati e volontari che favoriscono anche lo sviluppo di competenze relazionali interculturali (Orientamento al lavoro di gruppo, Aritmetica italiano/inglese, Corso sulle misure, Lessico per il lavoro, Corso di montaggio pc).

Una specifica metodologia di job assessment è stata applicata per favorire l’inserimento di richiedenti asilo e rifugiati all’interno di grandi aziende, favorendo la loro conoscenza dell’ambiente di lavoro e viceversa formando e sensibilizzando l’azienda alle specificità del fenomeno delle migrazioni forzate. Ben 13 dei contratti a tempo determinato sono stati firmati all’interno di 2 multinazionali con sedi nel nostro territorio, cui si aggiungono 8 tirocini a carico delle aziende stesse.

Casa e convivenze

L’autonomia abitativa risulta a oggi l’aspetto più problematico dei percorsi di autonomia dei rifugiati in uscita dai percorsi SPRAR. Le difficoltà specifiche dei rifugiati vanno a sommarsi alla crisi abitativa che riguarda Parma nel suo complesso (mercato degli affitti “drogato” dalla presenza di universitari, numero di case lasciate deliberatamente sfitte ecc.). La precarietà dei contratti di lavoro e l’incapacità di dare “adeguate” garanzie a proprietari ed agenzie rendono quasi impossibile l’accesso al mercato privato, che tuttavia si rivela particolarmente respingente anche quando i due requisiti precedenti vengono soddisfatti, a dimostrazione di un crescente problema di discriminazione e razzismo che serpeggia in modo sempre più diffuso.

Per queste ragioni CIAC ha sempre cercato di offrire delle soluzioni transitorie per favorire l’acquisizione da parte dei rifugiati di livelli più elevati di autonomia abitativa, senza tuttavia rimanere impropriamente all’interno dello SPRAR per un tempo eccessivamente protratto. La prima esperienza, tuttora attiva, è stata avviata già nel 2004, prevedendo posti in appartamenti di co-housing, corrispondendo quote di contributo affitto proporzionate al reddito percepito. Solo nel 2018 sono stati inseriti in co-housing 30 rifugiati in uscita dallo SPRAR, favorendo non solo la loro autonomia, ma riducendo anche i rischi di marginalità sociale.

Negli ultimi anni sono stati inoltre avviati due progetti sperimentali – ormai diventati ordinari – che alle risposte sul piano abitativo hanno aggiunto un’enfasi ulteriore sullo sviluppo di relazioni interculturali, uno degli elementi cruciali del processo di integrazione e dello sviluppo di un più compiuto senso di appartenenza alla comunità di cui i rifugiati diventano “nuovi cittadini”.

Dal 2015 è attivo “Rifugiati in famiglia”, il primo progetto in Italia (insieme a Torino)  in cui l’accoglienza in casa di Italiani è parte del sistema pubblico di accoglienza, un progetto anche per questo promosso e studiato dal Servizio centrale dello SPRAR e dal Ministero dell’Interno del precedente governo che avevano valutato la possibilità di inserirlo tra gli strumenti ordinari per l’accoglienza dei titolari di protezione. In tre anni attraverso “Rifugiati in famiglia” 26 adulti e 5 bambini hanno potuto trascorrere un periodo di tempo in famiglie e piccole comunità di italiani. Tutti gli 8 rifugiati inseriti nel 2018 hanno un contratto di lavoro (4) o un tirocinio (5) in corso.

Dal 2016 a “Rifugiati in famiglia” si è affiancato “Tandem”, un progetto di co-housing e social networking tra giovani italiani tra i 18 e i 29 anni e giovani titolari di protezione in uscita dai progetti di accoglienza. I co-houser hanno la possibilità di vivere un’intensa esperienza interculturale e di comunità impegnandosi in attività di volontariato e cittadinanza attiva a sostegno dei percorsi di integrazione e di autonomia, contribuendo a restituire una visione e una narrativa dell’esperienza che si discosta da quella comune. I primi due appartamenti sono stati attivati grazie alla generosità di una privata cittadina e di una associazione religiosa di Parma e ad essi nel 2018 si aggiungono nuove opportunità grazie a un finanziamento dell’8 per mille a diretta erogazione statale. Dall’inizio del progetto sono passati per Tandem 21 ragazzi, tra italiani e rifugiati.

Reti e legami sociali interculturali

Risulta sempre più chiara la centralità dello sviluppo di relazioni interculturali fondate su un principio di progressiva simmetria tra rifugiati e cittadini italiani, questo anche in vista di un’attivazione di ponti e legami con la più ampia comunità. Tuttavia per sperimentare livelli di partecipazione sociale e comunitaria occorre progressivamente ridurre l’impatto di “barriere architettoniche” spesso invisibili ma pure attive: lingua, burocrazia, vincoli procedurali, categorizzazione dei bisogni e delle risposte, attese implicite sul comportamento e la comunicazione, scarsa sensibilità alle differenze culturali. Al fine di superare queste barriere CIAC ha pensato di sperimentare la figura del tutor territoriale per l’integrazione: un soggetto collettivo (le associazioni e cooperative sociali in primo luogo) o individuale, che “adotta” un percorso di integrazione sociale e socio-economica, mettendo a disposizione le proprie competenze relazionali e\o professionali attraverso un rapporto progressivamente più stretto con il beneficiario. Sperimentata dal 2017 all’interno di un progetto FAMI che ha coinvolto anche altri 5 territori italiani, la figura del tutor ha da subito rivelato tutte le sue potenzialità, tanto che in pochi mesi sono stati avviati ben 12 percorsi di affiancamento con altrettante coppie di tutor e rifugiati,

Lo sviluppo delle relazioni interculturali all’interno delle comunità passa anche attraverso la sensibilizzazione e l’attivazione di molti altri soggetti che si impegnano in azioni di inclusione sociale e interazioni con gruppi più allargati di rifugiati (a differenza di quanto fa il tutor per l’integrazione, che affianca un singolo individuo): solo per menzionarne alcuni, comunità parrocchiali (Parrocchia del Corpus Domini e del Sacro Cuore), gruppi scout, associazioni sportive (UISP, La Paz Squadra di calcio antirazzista), associazioni culturali (Kwa Dunìa, Agevolando), cooperative sociale (il Consorzio di Solidarietà Sociale e molte singole cooperative). Senza dimenticare il lavoro in stretto contatto con le comunità di stranieri, sia attraverso il Centro interculturale di Parma e provincia, sia attraverso alcune delle comunità storiche più attive e impegnate in azioni di partecipazione e sensibilizzazione (per es. comunità senegalese e nigeriana). Nell’ambito della tradizionale Festa multiculturale molte associazioni e comunità di stranieri si sono sperimentate nel ruolo di tutor, facilitando le attività di volontariato

Quale sostenibilità economica in assenza di politiche di integrazione

Come è noto lo SPRAR, anche nella versione che abbiamo conosciuto fino ad oggi, non può e non deve sostituirsi alle misure del welfare universalistico che in un’ottica di cittadinanza piena dovrebbero riguardare anche i titolari di protezione. D’altra parte, la quasi totale assenza di politiche e di fondi per l’integrazione, incardinati negli ordinari canali di programmazione sociale, rischia di interrompere e far naufragare i se pur positivi percorsi di inserimento e autonomia avviati nello SPRAR. Per questo CIAC, applicando i principi della sussidiarietà, ha ritenuto di investire una particolare attenzione nella proposta del metodo di lavoro sopra descritto e nella ricerca di fondi che lo rendessero immediatamente applicabile. In questo modo sono stati arrivati luoghi di regia e strumenti concreti funzionali al compimento della “filiera territoriale dei servizi”, fino alla fase dell’integrazione e della cittadinanza.

Pertanto per finanziare le attività dell’equipe integrazione nel passaggio di uscita dallo SPRAR (e quindi col venir meno dei finanziamenti pubblici nazionali) CIAC ha lavorato nella progettazione europea e attraverso altri bandi pubblici e privati (Fondo Asilo Migrazione e Integrazione, 8 per mille, Fondazioni ecc.), potendo così sviluppare le sperimentazioni descritte e garantendo al territorio un complesso di risorse altrimenti indisponibili. Nel solo biennio 2017-18 quest’attività di progettazione ha portato sul territorio di Parma fondi per un totale superiore ai 500mila euro.