• Cosa devo fare durante l’accoglienza del rifugiato? Ci si aspetta che gli trovi un lavoro o una casa?

Alle famiglie non spetta il compito di trovare soluzioni concrete per il futuro di chi accoglie. Potrà senz’altro essere di supporto, consiglio e orientamento, ma il protagonista delle sue scelte e dei suoi tentativi di inserimento resta il rifugiato, che continuerà a trovare in CIAC l’accompagnamento degli operatori che ha già conosciuto, anche nel suo percorso di formazione e lavoro. Chi entra in “Rifugiati in famiglia” è qualcuno che ha già avviato un se pur fragile cammino di inserimento socio-economico in Italia. Non è qualcuno di nullafacente a cui riempire le giornate. Alla famiglia viene chiesto soprattutto di vivere insieme una quotidianità fatta di calore, relazioni, confronto, ascolto, convivialità. Senza stravolgere le proprie abitudini di tutti i giorni.

 

  • Cosa succede se al termine del periodo di accoglienza la persona che ospito non è ancora autonoma?

L’autonomia è un processo ad ostacoli per tutti, ancor più per chi da straniero si trova ad affrontare gli ostacoli della precarietà e del razzismo. L’autonomia non è mai data una volta per tutte, ma nella nostra esperienza in 6 messi possono succedere molte cose. Qualche contratto di lavoro può iniziare o stabilizzarsi. Qualche soluzione abitativa può affacciarsi all’orizzonte. L’importante è non aspettarsi che nel tempo del progetto la persona accolta raggiunga un’autonomia e una stabilità assolute. È lo stesso rifugiato a non aspettarselo e a non pretenderlo, né da voi né da se stesso. Il percorso viene accompagnato e monitorato insieme agli operatori di CIAC ma se alla fine del periodo di accoglienza non si prospettano soluzioni concrete, per quanto precarie, CIAC mette a disposizione un “periodo cuscinetto” di due messi nei propri appartamenti di terza accoglienza. C’è anche chi – in assoluta libertà – ha scelto di protrarre per qualche tempo l’accoglienza al di fuori dei limiti del progetto, contando comunque sui servizi esterni di CIAC e del territorio.

 

  • Quali garanzie mi offre CIAC sulla persona che ospito e su possibili inconvenienti?

Chi entra in “Rifugiati in famiglia” non è qualcuno di sconosciuto per CIAC. Sono persone che hanno già fatto un periodo di accoglienza nel progetto SPRAR, durante il quale sono entrati in contatto con gli operatori di CIAC e con i servizi del territorio. Hanno già terminato la procedura di asilo e la loro posizione giuridica è stabile e regolare, avendo ottenuto il riconoscimento di qualche forma di protezione in Italia. Hanno un medico di base, hanno frequentato corsi di italiano, spesso hanno fatto o stanno fare tirocini o corsi di formazione. Soprattutto insieme all’operatore dedicato al progetto, hanno messo a fuoco il loro orientamento a rimanere in Italia e a investire in un percorso di relazione con una famiglia italiana. C’è in loro il desiderio e la curiosità di avvicinarsi alla vita degli italiani che durante il periodo di accoglienza ordinaria sono rimasti spesso distanti, quasi inavvicinabili. Le incomprensioni e le difficoltà possono esserci, ma famiglie e rifugiati non vengono lasciati soli. L’equipe di progetto interviene in momenti programmati ma anche a chiamata, ogni qual volta se ne verifichi la necessità. Se dovessero sorgere problemi insormontabili, il rifugiato può tornare in un appartamento dello SPRAR. L’eventuale incompatibilità con la vita in famiglia non comporta per il rifugiato la fuoriuscita da ogni forma di assistenza e accoglienza.

 

  • Quali forme di supporto concreto riceverò da CIAC?

Il CIAC è presente prima e durante l’accoglienza. La famiglia viene sostenuta nella decisione di accogliere un rifugiato e aiutata a mettere a fuoco le proprie aspettative e disponibilità. Lo stesso viene fatto in parallelo con i rifugiati candidati a entrare in famiglia. Durante l’accoglienza sono previsti momenti prestabiliti di confronto e aggiornamento con l’operatrice dedicata al progetto, psicologa di formazione, oltre a momenti di confronto con le altre famiglie che stanno vivendo la stessa esperienza. L’operatrice di progetto è comunque contattabile in ogni momento sia per consulenze telefoniche che per eventuali interventi in presenza. Oltre al rimborso economico, il progetto offre una copertura assicurativa di responsabilità civile verso terzi.

 

  • Posso scegliere io il rifugiato che accoglierò in casa?

Quasi ogni famiglia che si avvicina al progetto ha in mente il “suo” rifugiato ideale. Maschio, femmina, giovane o addirittura bambino. Vulnerabile o in fuga dalle situazioni più terribili. Intellettuale, attivista, testimone di mondi lontani. In verità ogni rifugiato, come ogni persona, è sempre qualcosa di più e di molto diverso da quello che ci si aspetta. Spesso ci si meraviglia di quanto ci somigli o quanto sia simile ai nostri figli e nipoti. Porterà in casa la sua vita, i suoi amici, la sua musica, magari la sua religione e le sue diverse abitudini alimentari. Schiuderà le porte dei suoi pensieri e delle sue emozioni forse timidamente e con meno slancio di quanto ci sarebbe piaciuto o ci saremmo aspettati. Ma sarà comunque una scoperta. Reciproca. Anche per queste ragioni, nel percorso di conoscenza vengono recepite le aspettative della famiglia e i vincoli oggettivi che si presentano (per es. composizione del nucleo famigliare e compatibilità con un determinato genere o età della persona accolta; collocazione e raggiungibilità dell’abitazione in funzione degli impegni del rifugiato), ma poi sono gli operatori di CIAC a proporre l’abbinamento con la persona che verrà accolta. Quando si individua il rifugiato che può corrispondere bene alla vostra famiglia, ci sarà una prima presentazione con un momento di incontro e conoscenza. E nel giro di pochi giorni si potrà festeggiare il trasferimento vero e proprio.

 

  • A quanto ammonta il rimborso economico? Cosa devo corrispondere materialmente al rifugiato accolto?

La famiglia riceve un rimborso di 300 euro durante i sei mesi di progetto, corrisposti a fronte di una dichiarazione e la presentazione di giustificativi di spesa, anche non direttamente ascrivibili al rifugiato accolto (per es. scontrini della spesa, bollette, affitti, ecc). Durante il periodo in famiglia il rifugiato continua a percepire un piccolo pocket money per provvedere con un minimo di autonomia alle sue spese personali. Tutti i soldi provengono da fondi pubblici e sono erogati secondo le regole di trasparenza e rendicontazione previste dallo SPRAR. Il rimborso alla famiglia non costituisce comunque reddito. Chi ospita non deve fare nulla di più che considerare il rifugiato come un membro in più della famiglia, che usufruirà di quanto è a disposizione in casa (riscaldamento, acqua calda, utilizzo degli elettrodomestici) e dei pasti quotidiani. Naturalmente possono essere concordate diverse modalità per fare la spesa, cucinare, consumare i pasti, in funzione delle esigenze e dei vincoli di ciascuno (per es. orari di lavoro, preferenze alimentari, fede religiosa). È un processo di adattamento reciproco che avviene nel rispetto di tutti. La famiglia non deve in ogni caso sostenere spese straordinarie (per es. cure mediche, acquisto di mezzi o abbonamenti) che – valutate dall’equipe di progetto – possono eventualmente essere ricomprese tra i servizi e le forme di assistenza previste dallo SPRAR, e per tanto erogate direttamente da CIAC.

 

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