Gli amici di Idy manifestano in questi giorni rabbia ma anche paura. Sentono di essere i bersagli dell’odio xenofobo che circola copioso nella narrazione pubblica. «Sanno che la stessa impresa di Traini a Macerata è stata sostanzialmente giustificata dall’opinione pubblica locale e nazionale come l’eccesso di “un pazzo” – scrive Lorenzo Guadagnucci – legato però a un problema considerato vero, cioè “l’immigrazione fuori controllo”, i “clandestini”, i “nigeriani spacciatori”, “l’omicidio efferato di una ragazza” e così via…, con il risultato di declassare la furia terroristica di un militante politico al rango di episodio deprecabile ma in fondo comprensibile….». Intanto il discorso razzista si appresta a entrare in forze in parlamento

Foto tratta da radiocittafujiko.it

 

di Lorenzo Guadagnucci*

Il procuratore capo Giuseppe Creazzo dice che l’omicida, Roberto Pirrone, non ha agito spinto da razzismo, ma gli amici e connazionali di Idy Diene, assassinato a Firenze sul ponte Amerigo Vespucci a mezzogiorno di lunedì, sanno che le parole del magistrato non sono sufficienti a rassicurare chi vive la condizione del possibile bersaglio dell’odio xenofobo e razzista.

Non bastano, se anche corrispondessero all’imperscrutabile animo dell’assassino, perché la dinamica dell’omicidio offre indizi contraddittori: una donna (bianca) con un bambino in braccio è stata risparmiata prima che Pirrone prendesse di mira Idy Diene e non sappiamo se altri possibili obiettivi sono stati scartati, se davvero Idy sia stato il primo bersaglio possibile, se al suo posto un cittadino di pelle non nera avrebbe conosciuto la stessa sorte.

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