“La società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia.”. Franco Basaglia, padre dell’omonima legge entrata in vigore il 13 maggio, esattamente 42 anni anni fa, usava queste parole per descrivere quello che, contro troppi, era riuscito a portare a termine: trasformare i matti in “cittadini”.

Fu una rivoluzione: abolite tutte le forme di contenzione, cancellati i trattamenti più crudeli. Tutti cominciarono a chiamarsi per nome. Divennero cittadini, persone, individui. Da allora fu possibile un altro modo di curare e di ascoltare: il malato e non la malattia, le storie singolari e non la diagnosi, la possibilità di vivere e di abitare la città.

L’insiegnamento di quella legge è ancora attuale, oggi più che mai. Gli ospedali psichiatrici sono stati chiusi 42 anni fa, eppure ci sono ancora tanti che non sono considerati parte della società, persone segregate, nascoste, isolate. Pensiamo ai migranti, ma non solo. Per questo è importante ricordare, a così tanti anni di distanza, quella legge che, con un movimento partito dalla società civile, scosse le coscenze e riuscì in una rivoluzione.

Come Ciac lavoriamo ogni giorno, battendo le strade già percorse da Basaglia, cercando – nel nostro piccolo – di portare avanti le sue idee e provando a renderle attuali. Oggi come 42 anni fa è fondamentale partire dal basso per rendere tutti, senza distinzioni, cittadini e non scarti da isolare. Perché la dignità e l’integrazione siano considerate per ciò che sono: legalità.

Tanti auguri Legge Basaglia!