Il Tribunale di Bologna con l’ordinanza del 2 marzo 2016 RG.5098/2015  ha accolto il ricorso di un cittadino del Mali, proveniente dalla regione Kayes, riconoscendo in suo favore la protezione umanitaria.

Il cittadino lasciava il suo Paese di origine nel 2010 per dirigersi in Francia dove presentava domanda di asilo, che veniva rigettata dalle autorità competenti. In seguito all’esito negativo confermato anche in sede di Tribunale, il cittadino decideva di lasciare la Francia e dirigersi in Italia, dove presentava domanda di asilo.

Come dallo stesso dichiarato, i motivi alla base della sua migrazione erano collegati alla difficile situazione economica della sua famiglia, ma nel frattempo si era deteriorata anche la situazione in Mali (guerra civile)  in conseguenza della quale non era più stato possibile farvi rientro.

Come sostenuto nella decisione del Tribunale di Bologna, sebbene la situazione in Mali si sia modificata rispetto alla guerra civile del 2012, che ha coinvolto prevalentemente il nord, mentre il richiedente proviene dalla zona ovest del Paese, il processo di pacificazione in atto e lontano dal trovare una soluzione data l’inefficacia e la corruzione del sistema politico e giudiziario, oltre che dall’estrema povertà in cui si dibatte più del 50% della popolazione. Di recente si sono avuti attentati terroristici anche nel sud del Paese e non nel solo nord, determinando condizioni di insicurezza e pericolo per la vita dei cittadini maliani. Infine il Tribunale argomenta che il richiedente è assente dal suo Paese di origine da oltre cinque anni, non ha più legami con la propria famiglia e nel caso di rientro in Mali verserebbe in una situazione di profonda e grave emarginazione oltre che di grave disagio economico alla quale potrebbe non riuscire a porre rimedio viste le pesanti limitazioni agli spostamenti che il richiedente potrebbe compiere all’interno del Paese di origine in cerca di occasioni lavorative data l’altissima conflittualità ancora sussistente nel nord del Paese.

La difesa sostiene che le esigenze di protezione umanitaria vanno valutate al momento della presentazione della domanda di protezione internazionale e che i seri motivi di carattere umanitario per cui concedere una protezione vanno valutati caso per caso, considerando la specificità della condizione del richiedente.

Accogliendo detta prospettazione, il Tribunale ha stabilito che: “nel caso di specie, i seri motivi di carattere umanitario afferiscono alla estrema vulnerabilità personale e sociale del sig.re nei termini dinanzi descritti, conseguente alla migrazione determinata nel 2010 dal tentativo di affrancare se stesso e la famiglia da una condizione di estrema povertà, nonché dal lungo tempo trascorso in Europa, che ha determinato il suo completo sradicamento familiare e sociale”.

Infine è stato sottolineato il percorso di integrazione che il richiedente ha intrapreso da quando è giunto in Italia che consente di esprimere un giudizio prognostico positivo circa il progressivo inserimento sociale del ricorrente sul territorio italiano.

Riteniamo importante pubblicare questa decisione per le considerazioni espresse dal giudice in merito alla possibilità di una persona di rientrare nel proprio Paese di origine in maniera sicura e qui ricominciare a vivere una vita sicura e dignitosa. Nel caso specifico, la risalente assenza dal Paese e le precarie condizioni di sicurezza del Mali escludono un rientro in condizioni di sicurezza e non potendo confidare sulla concreta possibilità di emanciparsi dalla condizione di grave indigenza in cui versava e in cui sarebbe risospinto insieme alla famiglia.

Il ricorrente è stato seguito dall’Avv.ssa Nazzarena Zorzella (ASGI) con con il supporto dell’equipe legale di Ciac Onlus. Leggi qui l’ ordinanza del Tribunale.

 

Commento a cura di G. Bruno, Ciac Onlus