Un passato non semplice, un presente positivo ed un futuro da costruire, tra un lavoro da trovare e un sogno nel cassetto: ricongiungersi con la famiglia. C’è tutto questo e tanto altro nella storia di Julie (il nome è di fantasia). Scappata dal proprio paese in cerca di un futuro migliore, è riuscita faticosamente a costruirsi una parziale autonomia e nei giorni scorsi ha fatto un ulteriore passo avanti: è entrata nel percorso di Rifugiati in famiglia (LINK) promosso da Ciac (Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale) nell’ambito del progetto Sprar. In termini pratici significa che vivrà i prossimi mesi a stretto contatto con una famiglia parmigiana, condividendo stili di vita e abitudini, confrontandosi con regole e modi di fare diversi dal suo.

Julie è arrivata in Italia dal Camerun nel 2016. Nel lungo girovagare a cui spesso i migranti sono costretti, come se non avessero già viaggiato abbastanza, è passata prima dalla Sardegna, poi da Casalmaggiore per approdare infine Parma. Da allora è stata ospite di un centro di accoglienza femminile, dove ha anche affrontato l’iter legale previsto per i richiedenti asilo, al termine del quale le è stata riconosciuta la Protezione Umanitaria. Una conclusione positiva a metà. Julie, infatti, non può immaginare un futuro tranquillo: il permesso di soggiorno che ha in tasca è stato cancellato dall’ultima riforma voluta dal Governo. Significa che se non riuscirà a trovare un lavoro prima della scadenza rimarrà senza documenti e, quindi, senza futuro.

L’obiettivo primario, dunque, è un impiego. Per raggiungere questo scopo Julie ha già fatto tanta strada: ha imparato regole nuove, condiviso pezzi di vita con altri, frequentato la scuola di italiano, costruito reti relazionali significative. Poi l’occasione importante: il corso da Operatrice socio sanitaria. Opportunità sfruttata a pieno, diploma ottenuto con successo solo poche settimane fa. E Julie ora vorrebbe mettere a frutto tutto questo impegno: messo nero su bianco il curriculum sta bussando a tante porte. L’ingresso in Rifugiati in famiglia, in questo contesto, non può che darle un’ulteriore spinta verso la sua meta.

Certo, non tutto è stato semplice e nemmeno il futuro è chiaro. Quando si percorre una strada le difficoltà possono essere molte: dalla convivenza non facile con gli altri, alla mancanza di relazioni stabili e durature, passando per i problemi pratici quotidiani per arrivare alla ricerca di una stabilità vera. Ecco, probabilmente è stato questo ultimo sentimento a spingere Julie ad aderire al progetto che gli operatori di Ciac le hanno proposto. Vivere una esperienza nuova, diversa dagli standard dell’accoglienza propriamente intesa, confrontarsi con persone differenti per costruire una rete solida di amicizie tra pari, cercando la serenità per fare ulteriori passi avanti.

All’orizzonte di Julie c’è tanto: l’esperienza in famiglia, il lavoro, magari la patente della macchina. Serve ancora qualche passo per rendere queste aspettative reali, ma tanto è già stato fatto. Poi, di conseguenza, arriverà il resto: riuscire a mantenersi, avere un appartamento proprio e conquistarsi la serenità. Infine l’obiettivo più importante: portare in Italia la sua famiglia. Non più un miraggio, un’utopia irrealizzabile ma una possibilità concreta, che ogni giorno si avvicina di più.