Di Marcello Volta

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“Non spingete, non spingete, entrate da destra e uscite a sinistra, preparate il telefono prima, fatta la foto via velocemente”. E’ la litania ripetuta costantemente dal palco. Ma non basta, è direttamente l’uomo forte che prende il microfono per calmare le folle: “Sono qui per fare la foto con tutti, ma amo l’ordine. Quindi o fate i bravi o me ne vado”. 

Quello che rimane più impresso del Salvini sbarcato a Fidenza, non sono tanto le parole trite e ritrite che pronuncia dal palco, ma la lunga, infinita, impressionante cerimonia del selfie con il “suo” popolo. Donne, uomini, anziani, giovani e addirittura mamme con bambini di pochi mesi in fila con il cellulare in mano.

A guardare la cerimonia si capisce molto dell’Italia di oggi: c’è quello che sgomita per passare per primo, quello che non sa usare il telefono e chiede aiuto direttamente al leader, quello che cerca di passare da dietro per saltare la fila. Insomma, la scorta del ministro ha il suo da fare. Quando si trovano al cospetto del loro ‘capitano’ a qualcuno scappa addirittura una lacrima, altri vanno in bambola e lo guardano come estasiati, poi c’è la mamma che porta il neonato e lo piazza nelle sue braccia, lui non si tira indietro, anzi accarezza il piccolo, manco fosse il Papa. Nella fila ci sono anche due signore di colore che però non fanno in tempo a farsi la foto: “Peccato ci tenevo…”. Poi, intervistate dalle tv, diranno: “Non ne possiamo più di questa immigrazione incontrollata…”.

Il caos continua per più di un’ora e dal palco sono costretti a ripetere le raccomandazioni decine di volte: “Rispettate le regole, facciamo vedere che siamo leghisti e che le cose le capiamo…” (sigh).

A vederla da un punto di vista sociologico si potrebbe dire che questo rito rasenti una vera e propria cerimonia religiosa. Come se ottenere una foto fosse una sorta di reliquia moderna, un feticcio da mostrare con orgoglio e magari pubblicare sui social. E il ministro dell’interno lo sa bene, interpreta il ruolo perfettamente, anzi incoraggia la celebrazione.

L’altra cosa che impressiona dello show del leghista a Fidenza è il numero di forze dell’ordine mobilitate: polizia, vigili e carabinieri ovunque. Ci sono anche alcuni finanzieri, sia mai che riescano ad ottenere qualche informazione sui famosi 49 milioni di euro.

Battute a parte, in piazza si respira un po’ di tensione. La sensazione è quella di massima allerta: ad ogni angolo una divisa, sparsi tra la folla diversi agenti in borghese muniti di telecamere che riprendono da vicino chiunque. Quando un ragazzo prova ad alzare appena la voce per ribattere a qualcosa che viene detto dal palco, si avvicinano in tre. Nessun intervento fisico, nessuna parola, solo sguardi: un avvertimento. Come a dire: continua e avrai problemi. E quindi tutto scorre tranquillo.

Ecco, la visita di Salvini a Fidenza è tutta qui: cinque minuti di comizio, oltre un’ora di selfie. In una piazza della cittadina parmense non certo gremita (forse 300 persone), ma per essere un venerdì mattina alle 9, non si può certo parlare di flop. Ma nemmeno di un successo clamoroso. A qualche centinaia di metri la manifestazione dei contestatori, non molti a dir la verità: qualche decina, tenuti ben a distanza con un folto cordone di carabinieri.

Sul palco sfilano i candidati leghisti alle prossime amministrative. Provano a scaldare la folla con parole grosse: zecche rosse da allontanare, migranti pericolosi da fermare e tante accuse alla amministrazione attuale che nulla ha fatto. Ma le persone in piazza quasi non li ascoltano, tutti sono concentrati sul ‘loro’ Matteo. Quando gli danno la parola parte subito un applauso, sulla fiducia. Poi parla e sembra di sentire un disco rotto: il blocco degli sbarchi, le accuse a chi accoglie i migranti, la criminalizzazione delle Ong, meno tasse per tutti, il sì alla Tav, il suo incontro con Orban e qualche attacco al sindaco attuale a cui mandare tanti baci. Non risponde nemmeno ai giornalisti quando gli chiedono un commento al caso del sottosegretario leghista Siri di cui Conte ha chiesto la testa: “Non ho tempo per le beghe”. Come se un membro del governo indagato per corruzione fosse una cosa qualunque. Tanta propaganda e veramente nulla di concreto.

Ma per i fidentini presenti quelle poche parole bastano e avanzano. Salvini lo sa benissimo: primo individuare un nemico e secondo soffiare sul fuoco della paura. Migranti e sicurezza sono temi perfetti per deviare l’attenzione. E comunque quasi tutti sono lì per il ‘dopo comizio’: le foto.

E infatti, finito l’intervento (4 minuti e 30 secondi esatti) parte la domanda retorica: “Qualcuno vuole fare un selfie?”. Ed e qui che la piazza si anima veramente: in pochi secondi tutti si accalcano sotto il palco, con spintoni, sguardi arrabbiati per aver perso il posto e cellulari che scattano a ripetizione. Non è lo zoo, ma poco ci manca.

Foto più che parole, dunque. Immagine più che sostanza. Attacchi più che proposte. Alla fine ci pensa la pioggia ad interrompere il rito dei selfie e alcuni restano a bocca asciutta. Salvini sale sulla sua auto blu, c’è da ripartire: un’altra piazza lo aspetta, altri slogan da ripetere, altre foto da fare e altri nemici da incolpare.Immagine

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