Pubblichiamo e condividiamo un interessante articolo uscito sul settimanale della diocesi “Vita Nuova” dal titolo “Accanto a chi ha perso la casa, ‘Non c’era posto per loro'”, firmato dalla direttrice Cecilia Scaffardi.

Quello dell’emergenza abitativa è un tema che, come Ciac, sentiamo anche nostro e su cui stiamo lavorando in maniera attiva per far si che italiani e stranieri riescano ad avere una casa dignitosa in cui vivere. In questo senso sosteniamo l’impegno costante e fondamentale che la Caritas di Parma porta avanti da tempo.


Venerdì scorso, nella chiesa di San Giovanni Battista si è celebrata la Veglia diocesana dei lavoratori, promossa dall’Ufficio della pastorale sociale e del lavoro. Al centro dell’attenzione, una delle conseguenze più
drammatiche della perdita di lavoro: la privazione della casa.

Così un testo fatto scorrere sul telo: «La mia casa è su un albero e le sue radici sono il mio lavoro. Se seccano le radici, anche la mia casa precipita. L’emergenza abitativa è spesso figlia dell’emergenza occupazionale. La comunità cristiana incoraggia ogni politica di sostegno per la morosità incolpevole; ma si unisce anche a tutti quanti agiscono per rilanciare una politica occupazionale più coraggiosa». In questo orizzonte, sono stati raccolti e condivisi frammenti di vita quotidiana, tenuti insieme dalla Parola di Dio che ha aiutato a rileggerli e a ricomporli. Facendoci rivivere l’attualità del rifiuto nei confronti di Maria e Giuseppe: «Non c’era posto per loro nell’albergo». C’è chi, sordo alle esigenze e chiuso sul proprio interesse, tira fuori Maria e Giuseppe per il censimento e trovano «la negazione di una casa».

Così ha commentato il vescovo, che ha presieduto la veglia. Negazione di una casa ad una giovane coppia, al bambino, ma anche alla loro relazione. Casa negata alle 452 famiglie che nel 2018 hanno subito lo sfratto per morosità incolpevole (di cui 239 nel comune di Parma). Tra queste, la testimonianza di una famiglia ivoriana, sfrattata e messa in strada il giorno di santa Lucia, nel dicembre scorso, e ora – dopo diversi passaggi sostenuti dalla Caritas – approdata in un appartamento del Comune. Ma anche possibilità di trasformare quel rifiuto in accoglienza. «C’era posto per loro nell’albergo». Così l’esperienza del Corpus Domini, con la scelta di ristrutturare ambienti parrocchiali per dare ospitalità – in collaborazione con i Servizi sociali – a nuclei familiari in difficoltà e il coinvolgimento del territorio per dare vita ad un progetto pilota, valorizzando le portinerie dei condomini e unendo la possibilità abitativa con quella del lavoro. Uno sguardo d’insieme è stato offerto dalla Caritas diocesana, che ha raccontato l’impegno, condiviso anche con altre realtà ecclesiali, su più fronti: da quello emergenziale a quello progettuale,
da quello di prevenzione a quello politico. Accanto ai dati, anche alcune proposte e l’auspicio di non ritrovarsi più a parlare di “emergenza”, per collaborare nel disegnare insieme – in un’ottica di sussidiarietà – una «citta che sia casa abitata e abitabile da tutti».

«Ero senza casa e mi avete aiutato a trovarla»: l’aggiunta del vescovo al capitolo 25 di Matteo, per sottolineare il legame intrinseco tra questo impegno e la fede. E se tanto si sta facendo, il passo ulteriore è che anche la Chiesa diventi una casa comune dove condividere prassi, fallimenti, sollecitazioni.

Come l’appello sottoscritto al termine e la raccolta di offerte per una parrocchia che desideri avviare un progetto per la questione abitativa. Soldi consegnati dentro la tenda, donata alla Caritas diocesana.